Un ingresso in punta di piedi 3 anni e mezzo fa, coinvolto dai dirigenti del Derthona Basket che si è tramutato in breve tra i progetti più importanti del basket italiano: è quello che Beniamino Gavio ha varato a Tortona, sfociato la scorsa settimana nell’ingresso ufficiale in società, da unire alla sponsorizzazione assicurata in questi anni, e che coniuga risultati sul campo e crescita delle strutture con impianto di proprietà e coinvolgimento del territorio in una visione che farà bene al basket italiano. Stiamo parlando di una persona a capo di un grande Gruppo industriale attivo nei settori delle concessioni autostradali, costruzioni e Ingegneria, trasporti, porti e logistica, tecnologia, nautica e brokeraggio assicurativo. E pazienza se si dovrà aspettare due stagioni di esilio a Casale Monferrato in attesa che la nuova Cittadella dello Sport di Tortona, da lui voluta e con al centro il nuovo palasport, possa vedere la luce.
“L’iter è stato lungo e complesso ma i tempi sono questi – afferma Gavio in questa intervista rilasciata a legabasket.it – anche se cercheremo di accorciarli il più possibile, partendo dai campi esterni alle palestre di allenamento che saranno pronti per il 2022 per permettere alla squadra di allenarsi e poi completare il nuovo palasport che sarà pronto entro settembre 2023. Questo dell’impianto è stato il primo tassello a cui ho pensato quando ho accettato di farmi coinvolgere, prima ancora del risultato sportivo. Perchè per crescere è necessario avere una casa propria, in cui identificarsi: sarà una struttura da 5mila posti, né troppo piccola né troppo grande considerato che siamo comunque una realtà come Tortona. Credo siano le dimensioni ideali, sono sicuro che potrà fungere anche da polo di aggregazione per le città più vicine: penso ad Alessandria e Voghera. So che ci aspettano due stagioni a Casale Monferrato ma li affronteremo con serenità, sicuri di avere fatto la scelta migliore: in merito alle possibili alternative, Genova era distante e poi il palasport non aveva l’agibilità richiesta. Lo stesso dicasi per Pavia mentre l’Allianz Arena di Milano avrebbe significato trasferirci in un’altra regione. Invece noi volevamo restare in Piemonte, diventare un punto di riferimento per tutta la Regione, allargare il bacino di tifosi e appassionati e spingerli a venire a Casale in attesa di seguirci a Tortona visto che siamo l’unica squadra piemontese che milita in Serie A. Cercheremo di venire incontro ai nostri tifosi il più possibile, creando le condizioni migliori per vivere una bella domenica di basket, anche mettendo a disposizione pullman gratuiti: penso a un bambino che con il papà o con il nonno parte e va a vedere la partita, trascorrendo un pomeriggio tutto di basket, per godersi le emozioni che solo questo sport sa dare”.
Emozioni che vibrano in Beniamino Gavio dalla prima gara vista dal vivo (“un derby proprio con Casale Monferrato) e che ha continuato a vivere in questi anni, assistendo proprio tra i tifosi alla gara decisiva di Torino che ha regalato a Tortona la promozione in A. Tutti simboli del clima che il patron vuole mantenere nella squadra, anche adesso che è sbarcata nel basket di vertice.
“A me piace stare in mezzo alla gente, vivere serate magiche come quella della gara decisiva a Torino insieme ai tifosi. Conosco i giocatori uno ad uno, rispetto i ruoli ma mi piace parlare con loro, cercando di costruire un ambiente il più possibile simile ad una famiglia, senza esagerazioni ed isterismi: credo sia il bello del basket, ancor più in una realtà piccola come Tortona. Anche per questo abbiamo cercato di mantenere il nucleo storico che ha conquistato la promozione con innesti esperti e adeguati alle nuove sfide. Cercheremo di creare subito un bel gruppo dal 16 agosto quando saliremo in ritiro a Salice D’Ulzio”.
Anche se la famiglia è sempre stata appassionata di basket, Gavio è stato restio inizialmente a farsi coinvolgere (“Conoscevo il basket e mi è sempre piaciuto: ho provato a resistere poi quando sono venuti a casa mia a chiedermi di dare una mano non ho potuto dire di no”): ora è diventato l’ultimo rappresentante di una nuova generazione di grandi proprietari dopo Brugnaro, Armani e Zanetti, pronto a dare il suo contributo anche di idee ad un basket che lo ha affascinato da subito e che rappresenta, per grandi imprenditori come lui, una valida alternativa al calcio con minori costi.
“Personalmente sono contento di avere scelto il basket 3 anni e mezzo fa: abbiamo raggiunto in breve grandi risultati, vincendo Coppa Italia e Supercoppa e poi conquistando una promozione insperata. Credo che il basket sia uno sport divertente con costi abbordabili e completamente diversi rispetto al calcio e io sono felice di esserci. Certo dobbiamo anche porci domande quando, come accaduto lo scorso anno, un proprietario storico come Claudio Toti, che ho conosciuto bene, decide di ritirare Roma dal campionato. Il suo è stato un segnale forte e per questo bisogna lavorare su progetti pluriennali, con budget e progetti sostenibili. Noi quest’anno partiremo con un budget che sarà sostenuto in buona parte dal mio gruppo ma cercheremo di allargare il numero di sponsor e di portare avanti un progetto credibile nel tempo. Ora faremo un aumento di capitale che ci porterà a detenere il 51% della società per dare sempre più solidità patrimoniale al club mantenendo comunque il 49% ai soci storici. Quest’anno l’obiettivo principale sarà la salvezza e poi ci piacerebbe crescere con calma, insieme al completamento dell’operazione della Cittadella dello Sport e del nuovo palasport, puntando anche a partecipare ad una competizione europea. Non pensiamo di essere i più bravi del mondo, vogliamo vedere e studiare la nuova realtà in cui siamo entrati poi, una volta che ci saremo consolidati, alzare l’asticella.
Quanto al mio contributo alla LBA e al movimento, farò come sempre quando entro in un nuovo ambiente, presentandomi in tutta umiltà per capirne le dinamiche, cercando di dare un contributo a chi ha certamente più esperienza di me. La chiave resta sempre la ricerca di una maggiore visibilità: la A rispetto alla A2 è certo di un’altra dimensione ma su questo aspetto dobbiamo lavorare tutti insieme, anche fornendo uno spettacolo degno sia in campo che fuori, attraendo nuovi appassionati e tifosi. Dovremo essere noi pronti ad investire per avere maggiori spazi anche se nella scorsa stagione, con la gente in casa vista la impossibilità di seguire le gare dal vivo, mi sarei aspettato che le televisioni dessero più spazio al basket”.
Progetti chiari che al momento devono fare i conti con un grande punto interrogativo e cioè la capienza limitata dei palasport e prevista per ora al solo 25% da parte del Governo:
“Io credo che sia necessario salire almeno al 50% della capienza, di pari passo con l’aumento della vaccinazione e l’introduzione del Green Pass. In un oltre un anno di pandemia abbiamo imparato tutti come comportarci e rispettare le regole, è fondamentale ora permettere ai nostri appassionati di vedere le gare dal vivo: avrebbe una ricaduta fondamentale sul movimento e significherebbe per i club avere introiti che per lunghi mesi sono mancati e che sono essenziali alla sostenibilità delle società”.
Maurizio Bezzecchi
Ufficio Stampa Lega Basket Serie A